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"PERCHÉ QUESTO SITO NON HA UN INDIRIZZO E-MAIL?" |
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La Casa editrice riceve in media cento lettere al giorno, suddivise tra le varie testate. Come ben sapete, inviare una lettera ordinaria impone un piccolo sforzo: oltre – ovviamente – a scriverla, occorre stamparla su carta, infilarla in una busta, mettere l’indirizzo, acquistare e applicare il francobollo e infine spedirla. |
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Per inviare un e-mail, invece, basta semplicemente scriverla e premere un
tasto.
Gli esperti a cui mi sono
rivolto mi hanno comunicato che il rapporto tra e-mail e lettere cartacee è
di tre-quattro a uno: in parole povere, chi riceve una lettera “scritta”
ogni ventiquattr’ore ha buone possibilità di ricevere tre o quattro messaggi
elettronici nello stesso periodo di tempo. Nel nostro caso, quindi, anziché
cento messaggi, ne riceveremmo più di trecento ogni giorno. I calcoli sono
presto fatti: per leggere ogni messaggio e per meditare e scrivere una
risposta che non sia generica o magari affidata a una segretaria,
concedeteci almeno venti minuti (il minimo, tenuto conto che c’è chi pone
domande molto complesse). Fanno 6000 minuti, ovvero più di cento ore al
giorno: l’equivalente del lavoro a tempo pieno di una dozzina di persone. |
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Per questo, con molto rammarico, abbiamo dovuto rinunciare all’indirizzo
e-mail. Come ovviare all’inconveniente? Ricorrendo al classico metodo carta
e penna, che richiede lo stesso impegno da parte di chi scrive e di chi
risponde. Vi prego inoltre di non inviare messaggi personali al Servizio
Arretrati: oltre a “intasarlo”, non riceverete risposte perché la struttura,
esclusivamente amministrativa, è esterna alla redazione. A presto, e grazie a tutti per la comprensione. Sergio Bonelli |
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